dic
30
Milena
Come l’ambiente cambia l’impresa
Produzione & Creatività
0
, , , ,
03_impresa_verde_ABB

Il concetto di sviluppo sostenibile è stato definito per la prima volta nel 1987 in un documento della Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo (il Rapporto Brundtland) come “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Il rapporto mette in luce lo stretto legame tra il benessere e la qualità della vita delle persone con l’equilibrio ambientale e la necessità di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse. Poco più di 15 anni dopo, è ampiamente riconosciuta l’importanza della sostenibilità come fattore strategico per uscire dalla crisi economica e intraprendere un nuovo percorso di crescita e sviluppo. È infatti cresciuta e si è diffusa la consapevolezza che il successo delle aziende non dipenda più dal posizionamento nel breve termine, ma da quello nel lungo periodo. Un’azienda di successo è quindi un’azienda che guarda al futuro, suo e della società nel suo complesso.

In questo articolo presentiamo questo concetto in concreto e spieghiamo quali sono gli strumenti, le pratiche, le politiche aziendali che interessano tutte le funzioni di un’azienda.

Innanzitutto, cosa fanno le aziende per essere sostenibili?
Tutte le aziende sembrano ormai consapevoli della propria responsabilità verso l’ambiente, attuata attraverso alcune buone prassi:

  • Il controllo delle emissioni di anidride carbonica
  • L’utilizzo efficiente di energia, risorse idriche e materie prime
  • La riduzione e il riciclaggio degli imballaggi
  • La riduzione dei documenti cartacei e la loro progressiva digitalizzazione
  • Il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti
  • La riduzione degli sprechi nei loro impianti produttivi
  • L’ottimizzazione della logistica e del sistema dei trasporti
  • L’elaborazione di piani per la sicurezza dei propri siti produttivi
  • La riduzione dell’impatto visivo dei propri impianti
  • Lo sviluppo di prodotti a basso impatto ambientale

Anche la formalizzazione delle proprio politiche ambientali è una prassi ormai diffusa, anche se con diversi livelli di profondità e modi:

  • Le linee guida interne che indicano anche gli obiettivi aziendali nel campo della responsabilità verso l’ambiente
  • Le politiche ambientali definite a livello di gruppo
  • La mission ispirata alla problematica ambientale
  • I codici di autoregolamentazione
  • I sistemi di certificazione e adozione di direttive e standard internazionali
  • La pubblicazione di rapporti annuali di sostenibilità

Come si integrano tutti gli sforzi e le politiche per l’ambiente all’interno di un’organizzazione?
La migliore prassi per garantire l’integrazione, la continuità e il miglioramento continuo delle iniziative in materia ambientale è l’implementazione di un Sistema di Gestione Ambientale o SGA. Per SGA si intende “la struttura organizzativa, le responsabilità, le pratiche, le procedure, i processi e le risorse per sviluppare, attuare e mantenere una politica ambientale”.

L’SGA è uno strumento volontario (cioè non ci sono prescrizioni di legge ad oggi che lo impongano) di autocontrollo e di responsabilizzazione che consente di affrontare la tematica ambientale in modo globale all’interno di tutte le funzioni aziendali, integrando l’operato di tutti, garantendone la continuità e soprattutto il miglioramento continuo.

Implementare un SGA significa riorganizzare la propria struttura e sviluppare un processo circolare e ripetitivo che parte dall’individuazione degli effetti delle proprie attività sull’ambiente e la valutazione dei principali punti di forza e di debolezza della propria impresa dal punto di vista legislativo, tecnico e organizzativo, fino ad arrivare alla valutazione periodica dei risultati, a cura di un ente certificatore esterno. Attraverso un SGA l’azienda ottiene non solo l’ottimizzazione del proprio sistema produttivo e la riduzione di diseconomie, ma anche un miglioramento della propria immagine.

La norma più diffusa a livello internazionale che regolamenta l’SGA è lo standard ISO 14001, mentre a livello europeo vige anche il regolamento EMAS.

Quali sono le leggi che regolamentano gli obblighi in materia ambientale?
Le aziende oggi si trovano a dover far fronte a numerose normative ambientali, relativamente agli scarichi idrici, alle emissioni in atmosfera, ai rifiuti, al rumore, alle sostanze pericolose, alla contaminazione del suolo etc.

Negli anni, l’Unione Europea ha sviluppato delle norme ambientali fra le più rigorose al mondo che, per alcuni settori industriali come quelli dell’elettronica e dell’auto, hanno avuto un impatto notevole sullo sviluppo di nuovi prodotti. Queste aziende, per conformarsi a tali prescrizioni ed evitare di incorrere in possibili penali, devono raccogliere, aggregare, analizzare e riportare alle autorità competenti dati dettagliati sulle sostanze contenute nei loro prodotti.

Qui trovi una panoramica sulla politica europea per l’ambiente.

Quali sono i metodi per progettare e realizzare prodotti sostenibili?

  1. Individuare e integrare tecnologie pulite. Le tecnologie pulite, associate a una corretta attività gestionale, costituiscono uno strumento per il miglioramento della produzione e per la riduzione degli impatti ambientali. Queste tecnologie implicano l’utilizzo delle migliori tecniche disponibili, note anche come BAT (Best Available Techniques), che sono definite come la più efficiente e avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio tesi a prevenire o a ridurre l’inquinamento e l’impatto di determinate attività produttive sull’ambiente. Per “tecniche” si intendono sia le tecniche impiegate, sia le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura dell’impianto; per “disponibili” si intendono le tecniche applicabili in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale; per “migliori” si intendono le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente.
  2. Valutare l’impatto del prodotto sull’ambiente. Il Life Cycle Assessment (LCA) è una metodologia di valutazione dei flussi di entrata ed uscita, nonché delle potenziali interazioni con l’ambiente, lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto che include le fasi di acquisizione delle materie prime o di generazione delle risorse naturali, produzione, distribuzione, uso (quindi anche riuso e manutenzione), riciclaggio e smaltimento finale. Attraverso la LCA è possibile individuare le fasi in cui si concentrano maggiormente le criticità ambientali nei confronti della salute umana, della qualità dell’ecosistema e dell’impoverimento delle risorse, includendo anche gli impatti di carattere economico e sociale. La procedura LCA è basata su una metodologia scientifica ben definita e conforme alle norme ISO 14040 e 14044.

    Abbiamo già parlato del Life Cycle Assessment qui.

  3. Progettazione ambientale. Le decisioni prese durante la progettazione dei prodotti determinano largamente il loro impatto potenziale sull’ambiente. La progettazione ambientale, nota anche come DfE (Design for Environment) è la valutazione, nella fase di progetto e sviluppo, di tutte le possibili interazioni con l’ambiente di un prodotto al fine di individuare soluzioni progettuali che permettano di prevenire o minimizzare la dannosità degli effetti. I requisiti ambientali vengono considerati al pari di altri importanti requisiti quali la qualità, i costi, la legislazione, la durabilità, l’estetica e la sicurezza. Di conseguenza, i prodotti di eco-progettazione sono innovativi, hanno migliori prestazioni ambientali e sono di qualità almeno pari a quella standard di mercato. Parte integrante dell’eco-progettazione è lo studio dell’intero ciclo di vita del prodotto e la valutazione di tutti gli elementi che servono al prodotto per sviluppare le sue funzioni (consumi, imballaggi, reti energetiche, etc.).

Quali sono gli strumenti per comunicare al pubblico la propria attenzione all’ambiente?
La dichiarazione ambientale di prodotto (EPD, Environmental Product Declaration), è uno strumento di politica ambientale che permette di comunicare al mercato le prestazioni ambientali di un prodotto. La EPD è applicabile a tutti i prodotti, indipendentemente dal loro uso o posizionamento nella catena produttiva, e consente la comparabilità di prodotti analoghi e, insieme alla capacità di scelta dell’acquirente, un miglioramento costante dei prodotti dal punto di vista ambientale. La EPD è fondata sull’esplicito utilizzo della metodologia LCA e viene verificata e convalidata da un organismo accreditato indipendente garante della credibilità delle informazioni fornite. La EPD è standardizzata a livello internazionale dalla norma ISO 14020 per l’etichettatura ecologica.

Il report ambientale è la pubblicazione di informazioni volte a descrivere e valutare le principali tematiche ambientali collegate con le attività di un’azienda al fine di rendere noto l’impegno nei confronti dell’ambiente, coinvolgere i dipendenti e costituire una base per la collaborazione con le autorità ambientali competenti. I report vengono impiegati anche per valutare le performance ambientali raggiunte e svolgere analisi di benchmark, ossia di comparazione continua delle performance aziendali rispetto alle eccellenze, non solo al fine di eguagliare questi livelli di prestazione, ma di superarli. La stesura di un rapporto ambientale è volontaria e dipende totalmente dall’azienda la quale darà un taglio diverso al documento in base al bisogno di informazioni dei principali stakeholder. Fondamentale è che le informazioni siano riportate chiaramente e siano considerate credibili.